Secondo la STS 1134/2026 del Tribunale Supremo spagnolo, quando una donazione di usufrutto vitalizio deve essere oggetto di collazione, il suo valore deve essere determinato con riferimento al momento della divisione ereditaria e non a quello della donazione, tenendo conto delle circostanze esistenti in quel momento.
Quando una persona dona in vita l'usufrutto vitalizio di un bene a un figlio o a un altro futuro erede, è frequente che, molti anni dopo, al momento della divisione dell'eredità, sorgano dubbi sulla corretta valutazione di tale donazione.
La donazione deve essere presa in considerazione nella divisione ereditaria? Come si calcola il valore di un usufrutto vitalizio dopo molti anni? L'età dell'usufruttuario incide sulla valutazione? Può influire sulla quota spettante agli altri eredi o sui diritti dei legittimari?
Sono domande che, nella pratica, danno origine a numerose controversie ereditarie e che possono avere conseguenze economiche molto rilevanti.
Per chi è cittadino italiano ma possiede beni in Spagna, vive stabilmente in Spagna o deve gestire una successione soggetta al diritto spagnolo, conoscere queste regole è particolarmente importante. Le norme applicabili, infatti, possono essere diverse rispetto a quelle previste dall'ordinamento italiano.
Su questo tema si è recentemente pronunciato il Tribunale Supremo spagnolo con la Sentenza n. 1134/2026, del 5 marzo, nella quale ha chiarito come debba essere valutata la donazione di un usufrutto vitalizio ai fini della collazione ereditaria prevista dal Codice Civile spagnolo.
Come accade per ogni decisione giurisprudenziale, la soluzione adottata dovrà essere applicata tenendo conto delle circostanze del singolo caso. Tuttavia, la sentenza offre criteri interpretativi di particolare interesse per comprendere come debbano essere valutate le donazioni di usufrutto vitalizio quando si procede alla divisione dell'eredità.
In sintesi:
- una donazione di usufrutto vitalizio può incidere sulla ripartizione dell'eredità quando deve essere oggetto di collazione;
- la STS 1134/2026 chiarisce come debba essere determinato il valore dell'usufrutto al momento della divisione ereditaria;
- un'errata valutazione dell'usufrutto può modificare in modo significativo la quota spettante ai singoli eredi.
Perché questa sentenza può interessare anche un cittadino italiano?
Sempre più cittadini italiani acquistano immobili, investono o trasferiscono la propria residenza in Spagna. In questi casi, al momento dell'apertura della successione, può trovare applicazione il diritto successorio spagnolo o, comunque, rendersi necessario affrontare questioni disciplinate dalla normativa spagnola.
Se nella tua famiglia sono state effettuate donazioni in vita oppure esistono usufrutti vitalizi costituiti su immobili, quote societarie o altri beni situati in Spagna, è fondamentale verificare quale incidenza possano avere sulla futura divisione dell'eredità.
Nel nostro studio ................ assistiamo regolarmente cittadini italiani nella gestione di successioni con elementi internazionali, offrendo consulenza in materia di diritto successorio spagnolo e di pianificazione patrimoniale.
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Il caso esaminato dal Tribunale Supremo spagnolo
La controversia trae origine dalla successione di un imprenditore che, negli anni 1985 e 1986, aveva donato ai propri tre figli l'usufrutto vitalizio di alcune azioni appartenenti a una delle sue società, mantenendone la nuda proprietà.
In questo modo, i figli acquisivano il diritto a percepire i dividendi per tutta la durata della loro vita, senza diventare proprietari delle azioni.
Dopo il decesso del disponente, al momento della divisione ereditaria, si rese necessario determinare il valore da attribuire a tali usufrutti ai fini della collazione.
Il contador-partidor (la figura prevista dal diritto spagnolo incaricata di predisporre le operazioni divisionali dell'eredità) valutò gli usufrutti facendo riferimento all'età che i figli avevano al momento della donazione e non a quella posseduta al momento della divisione dell'eredità.
La differenza non era trascurabile.
Poiché il valore economico di un usufrutto vitalizio è strettamente collegato all'età dell'usufruttuario, l'applicazione dell'uno o dell'altro criterio poteva determinare una notevole differenza economica nella ripartizione dell'asse ereditario.
Alcuni degli eredi impugnarono pertanto tale valutazione, contestando, tra gli altri aspetti, il criterio utilizzato per la determinazione del valore dell'usufrutto vitalizio donato.
Che cos'è la collazione delle donazioni?
Prima di esaminare la soluzione adottata dal Tribunale Supremo spagnolo, è opportuno ricordare brevemente che cosa si intende, nel diritto civile spagnolo, per collazione delle donazioni (colación de donaciones).
Si tratta del meccanismo previsto dal Codice Civile spagnolo in forza del quale determinate donazioni effettuate in vita dal futuro defunto a favore di un erede legittimario devono essere prese in considerazione al momento della divisione dell'eredità.
Lo scopo della collazione è preservare l'equilibrio tra gli eredi legittimari quando il defunto non abbia espressamente dispensato il donatario dall'obbligo di collazione, evitando che uno degli eredi riceva, nel complesso, una quota superiore a quella che gli spetterebbe per legge.
Per i cittadini italiani è opportuno precisare che, pur esistendo anche nell'ordinamento italiano un istituto denominato collazione, le relative regole non coincidono integralmente con quelle previste dal diritto spagnolo. Pertanto, quando una successione è disciplinata dalla legge spagnola, occorre fare riferimento alle disposizioni del Codice Civile spagnolo e alla relativa giurisprudenza.
In altre parole, la collazione non comporta, di regola, la restituzione del bene donato. Essa richiede piuttosto di imputarne il valore nella massa ereditaria, affinché la divisione dell'eredità avvenga nel rispetto delle quote spettanti ai singoli eredi.
Un semplice esempio aiuta a comprenderne il funzionamento.
Se un erede ha diritto a ricevere beni per un valore complessivo di 200.000 euro e, alcuni anni prima, ha ricevuto una donazione soggetta a collazione del valore di 50.000 euro, tale importo dovrà essere preso in considerazione nella divisione ereditaria. In termini semplificati, all'erede saranno quindi attribuiti beni per un valore di circa 150.000 euro, così da mantenere l'equilibrio tra tutti i coeredi.
La questione diventa però molto più complessa quando la donazione non riguarda una somma di denaro o un immobile, bensì un diritto il cui valore cambia naturalmente con il passare del tempo.
Ed è proprio questa la situazione esaminata dal Tribunale Supremo nella sentenza oggetto del presente articolo.
È possibile donare un usufrutto vitalizio?
Sì.
Sebbene, nell'immaginario comune, le donazioni riguardino soprattutto immobili, somme di denaro o partecipazioni societarie, possono avere ad oggetto anche diritti reali, tra cui l'usufrutto vitalizio.
L'usufrutto vitalizio attribuisce al suo titolare il diritto di utilizzare un bene appartenente ad altri e di percepirne i frutti o i redditi per tutta la durata della propria vita, mentre la nuda proprietà rimane in capo a un soggetto diverso.
È proprio quanto accaduto nel caso deciso dal Tribunale Supremo spagnolo, nel quale un padre aveva donato ai figli l'usufrutto vitalizio di alcune azioni, consentendo loro di percepire i dividendi per tutta la vita pur mantenendo la proprietà delle azioni stesse.
Operazioni di questo tipo sono relativamente frequenti nella pianificazione patrimoniale e successoria, poiché consentono di anticipare determinati vantaggi economici senza trasferire immediatamente la piena proprietà dei beni.
Tuttavia, quando il donante viene a mancare e occorre procedere alla divisione dell'eredità, si pone una questione fondamentale.
Come si valuta un usufrutto vitalizio soggetto a collazione?
A differenza di quanto avviene per altri beni, il Codice Civile spagnolo non contiene una disposizione specifica che disciplini il criterio di valutazione di un usufrutto vitalizio donato quando esso debba essere oggetto di collazione.
Per questo motivo, la questione ha dato luogo, nel tempo, a interpretazioni non sempre uniformi.
Come evidenzia la STS 1134/2026, del 5 marzo, il valore economico di un usufrutto vitalizio non rimane costante, ma diminuisce progressivamente con il trascorrere degli anni.
Ciò dipende dal fatto che la sua valutazione è strettamente collegata all'età dell'usufruttuario: in linea generale, quanto maggiore è la sua età, tanto minore sarà il valore economico del diritto.
Questa circostanza assume un'importanza ancora maggiore quando tra la donazione e l'apertura della successione sono trascorsi molti anni.
Comprendere questo aspetto è essenziale per seguire il ragionamento sviluppato dal Tribunale Supremo nella sentenza in esame.
Il punto di partenza: l'articolo 1045 del Codice Civile spagnolo
Per risolvere la controversia, il Tribunale Supremo prende le mosse dall'articolo 1045 del Codice Civile spagnolo.
La disposizione stabilisce che:
"Non devono essere conferiti in collazione i beni donati in quanto tali, bensì il loro valore al momento in cui vengono valutati i beni ereditari."
La norma esprime un principio semplice, ma di grande rilievo pratico.
La legge non impone di valutare il bene con riferimento alla data della donazione, bensì di considerare il valore che esso presenta nel momento in cui si procede alla valutazione dell'asse ereditario, cioè nella fase della divisione dell'eredità.
Muovendo da questo principio, il Tribunale Supremo affronta la questione centrale della controversia: stabilire se la diminuzione di valore subita da un usufrutto vitalizio per effetto del naturale trascorrere del tempo debba riflettersi anche nella collazione.
È proprio su questo punto che si concentra il ragionamento della sentenza.
Il ragionamento del Tribunale Supremo
Nella sentenza in esame, il Tribunale Supremo richiama un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, già affermato in precedenti decisioni (17 dicembre 1992, 23 febbraio 2006, 19 maggio 2011 e 5 novembre 2019), secondo il quale le variazioni di valore del bene donato devono essere prese in considerazione quando dipendono da cause estranee al comportamento del donatario.
Muovendo da questo principio, la Corte osserva che l'invecchiamento dell'usufruttuario costituisce un fatto del tutto indipendente dalla sua volontà.
In particolare:
non deriva da una scelta del donatario;
non è il risultato di un'attività imprenditoriale o di un investimento;
non dipende da miglioramenti o deterioramenti provocati dal titolare del diritto;
rappresenta semplicemente la naturale conseguenza del trascorrere del tempo.
Per questo motivo il Tribunale afferma espressamente:
«Il trascorrere del tempo è un processo naturale non imputabile al comportamento del donatario e incide in modo significativo sul valore dell'usufrutto, determinandone una diminuzione.»
Si tratta di uno dei passaggi più significativi della decisione.
Non tanto perché introduca un principio completamente nuovo, quanto perché applica un criterio già consolidato a un'ipotesi particolarmente delicata: la donazione di un usufrutto vitalizio.
Il Tribunale aggiunge inoltre un'argomentazione particolarmente convincente sotto il profilo della coerenza del sistema.
Quando si procede alla determinazione dell'asse ereditario, la nuda proprietà dei beni ancora compresi nell'eredità viene infatti valutata sulla base delle circostanze esistenti al momento della divisione.
Tale valutazione tiene già conto, inevitabilmente, dell'età effettiva degli usufruttuari.
Di conseguenza, osserva la Corte, sarebbe illogico attribuire al diritto di usufrutto donato un valore calcolato facendo riferimento all'età che il donatario aveva venti o trent'anni prima.
Da un punto di vista pratico, questa soluzione consente di evitare che i diversi elementi dell'asse ereditario vengano valutati facendo riferimento a momenti temporali differenti, garantendo una maggiore coerenza nella formazione dell'inventario e nella successiva divisione tra gli eredi.
Devono essere restituiti i frutti percepiti dall'usufruttuario?
Una volta chiarito come debba essere valutato l'usufrutto vitalizio ai fini della collazione, sorge un'altra domanda molto frequente.
Se l'usufruttuario ha percepito per molti anni dividendi, canoni di locazione o altri redditi derivanti dal bene donato, tali somme devono essere restituite al momento della divisione dell'eredità?
In linea generale, la risposta è no.
L'articolo 1049 del Codice Civile spagnolo dispone infatti che:
«I frutti e gli interessi dei beni soggetti a collazione non sono dovuti alla massa ereditaria se non dal giorno dell'apertura della successione.»
Di conseguenza, i dividendi, i canoni o gli altri redditi percepiti mentre il donante era ancora in vita spettano legittimamente all'usufruttuario e non devono essere restituiti all'eredità.
Diversa è la disciplina dei frutti maturati dopo l'apertura della successione, il cui trattamento dovrà essere valutato alla luce dell'articolo 1049 del Codice Civile spagnolo e delle circostanze concrete del caso.
In termini pratici, la collazione riguarda il valore del diritto donato, non comporta la restituzione automatica dei redditi che tale diritto ha prodotto durante la vita del donante.
Errori frequenti nella valutazione di un usufrutto vitalizio in una successione
L'esperienza dimostra che molte controversie ereditarie non nascono da un disaccordo sull'identità degli eredi, bensì dal modo in cui vengono valutati determinati beni o diritti.
Tra gli errori più frequenti si possono ricordare:
ritenere che ogni donazione effettuata in vita debba automaticamente essere oggetto di collazione, senza verificare se ricorrano effettivamente i presupposti previsti dalla legge;
valutare l'usufrutto facendo riferimento a una data diversa da quella giuridicamente rilevante;
confondere il valore dell'usufrutto con i frutti o i redditi prodotti dal bene;
applicare esclusivamente criteri di natura fiscale senza verificare la loro compatibilità con la disciplina civilistica;
predisporre il progetto di divisione ereditaria senza tenere conto della più recente giurisprudenza del Tribunale Supremo.
Evitare questi errori fin dall'inizio può contribuire a prevenire controversie lunghe, costose e spesso difficili da risolvere.
Quando è opportuno rivolgersi a un avvocato?
Non tutte le donazioni effettuate in vita creano problemi al momento della successione.
Tuttavia, quando il patrimonio comprende usufrutti vitalizi, immobili di valore, partecipazioni societarie, aziende familiari o donazioni effettuate molti anni prima della morte del disponente, è particolarmente importante verificare come tali diritti debbano essere valutati prima di accettare un progetto di divisione ereditaria.
Spesso una differenza apparentemente tecnica nella valutazione dell'usufrutto può tradursi in conseguenze economiche molto significative per gli eredi.
Per i cittadini italiani che devono gestire una successione in Spagna, o che possiedono beni situati in territorio spagnolo, è inoltre essenziale verificare quale normativa sia applicabile e come la giurisprudenza spagnola possa incidere sul caso concreto.
Prima di sottoscrivere un progetto divisionale o accettare una determinata valutazione, è quindi consigliabile accertarsi che il criterio adottato sia conforme al Codice Civile spagnolo e all'orientamento giurisprudenziale vigente.
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Domande frequenti sull'usufrutto vitalizio e sulla collazione delle donazioni
Una donazione effettuata in vita deve sempre essere presa in considerazione nella divisione dell'eredità?
Non necessariamente.
L'obbligo di collazione dipende da diversi fattori previsti dal Codice Civile spagnolo, tra cui la qualità del donatario e l'eventuale dispensa dalla collazione espressamente prevista dal disponente.
Di conseguenza, non tutte le donazioni effettuate in vita producono gli stessi effetti al momento della divisione dell'eredità.
Anche un usufrutto vitalizio può essere soggetto a collazione?
Sì, purché ricorrano i presupposti previsti dalla legge.
Sebbene normalmente si pensi a immobili o somme di denaro, la collazione può riguardare anche diritti reali, come l'usufrutto vitalizio, la cui valutazione presenta caratteristiche particolari, poiché il suo valore diminuisce naturalmente con il trascorrere del tempo.
Come si determina il valore di un usufrutto vitalizio?
Il Codice Civile spagnolo non contiene una disposizione specifica per questo caso.
Per tale motivo, la prassi e la giurisprudenza fanno normalmente riferimento ai criteri di valutazione utilizzati anche in ambito tributario, nei quali il valore dell'usufrutto dipende, tra gli altri elementi, dall'età dell'usufruttuario.
Naturalmente, ogni valutazione dovrà essere effettuata tenendo conto delle circostanze concrete del caso e del criterio giuridico applicabile.
I redditi percepiti dall'usufruttuario devono essere restituiti all'eredità?
In linea generale, no.
I frutti e i redditi percepiti durante la vita del disponente appartengono legittimamente all'usufruttuario.
La collazione riguarda il valore del diritto donato e non comporta automaticamente la restituzione dei redditi prodotti dal bene durante la vita del donante.
Una valutazione errata dell'usufrutto può modificare la quota spettante agli eredi?
Sì.
In presenza di patrimoni rilevanti o quando tra la donazione e l'apertura della successione siano trascorsi molti anni, una diversa valutazione dell'usufrutto può incidere in maniera significativa sull'importo che ciascun erede riceverà.
Proprio per questo motivo è opportuno verificare con attenzione il criterio utilizzato prima di accettare un progetto di divisione ereditaria.
Conclusioni
La Sentenza n. 1134/2026 del Tribunale Supremo spagnolo rappresenta un importante punto di riferimento per la valutazione delle donazioni di usufrutto vitalizio nell'ambito della collazione ereditaria prevista dal diritto spagnolo.
Pur trattandosi di una decisione che dovrà essere applicata tenendo conto delle peculiarità di ciascun caso concreto, essa ribadisce un principio di particolare rilievo: il valore dei beni e dei diritti donati non può essere determinato prescindendo dalla situazione esistente nel momento in cui si procede alla divisione dell'eredità.
Dal punto di vista pratico, l'applicazione di un criterio di valutazione piuttosto che di un altro può comportare differenze economiche anche molto rilevanti tra gli eredi.
Una corretta analisi della successione fin dalle prime fasi consente spesso di prevenire controversie familiari, lunghi procedimenti giudiziari e costosi errori nella formazione dell'asse ereditario.
In sintesi
una donazione di usufrutto vitalizio può incidere sulla divisione dell'eredità;
il valore va determinato secondo i criteri indicati dal Codice Civile spagnolo e dalla giurisprudenza;
l'età dell'usufruttuario può influire in modo determinante;
ogni successione deve essere analizzata caso per caso.
Sei un cittadino italiano e devi gestire una successione in Spagna?
Sempre più cittadini italiani possiedono immobili, partecipazioni societarie o altri beni in Spagna oppure risiedono stabilmente nel territorio spagnolo.
In queste situazioni è frequente che sorgano dubbi sull'applicazione del diritto successorio spagnolo, sulla validità delle donazioni effettuate in vita, sul calcolo delle quote ereditarie o sulle conseguenze fiscali della successione.
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divisione ereditaria in Spagna;
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